Perspectivas personal sur le poesia e sur interlingua (Per Bruno Zani)

(Languages of this post: Interlingua, Italian, English)

(Nota: In iste articulo Bruno Zani parla sur su projecto de traducer le “Comedia Divin” de Dante. Su meraviliose traductiones pote trovar se a [http://www.geocities.com/reenbru/dante/comedia.htm].)

Io ama le poesia, le typo traditional con rimas e syllabas contate e regulas de accentuation, non illo del “formato libere” moderne, que io non comprende. Il ha alcun poetas qui parla a mi corde e que io ama. Non tote son italianos. Totevia Dante occupa un posto special pro me. Ille advocava le uso de un lingua nove con su eloquentia, su elegantia e su accuratessa. Pauc scriptores ha tal credito. Le identitates del autores del “Cantar del myo Çid”, del “Chanson de Roland”, del “Nibelungenlied”, e de “Beowulf”, infelicemente, se ha perdite in le historia.

Totevia io comenciava le traduction del obra de Dante como un coincidentia. Io cercava de apprender un lingua artificial como un passatempore e, depost haber examinate esperanto, novial, occidental, lingua franca nova, e alcun alteres, tote iste linguas me pareva constructos artificial e sin anima.

Al fin, io incontrava neolatino, ubi on mentionava interlingua. Curiositate me pulsava a cercar plus informationes sur interlingua, e io trovava, con grande placer, dictionarios de interlingua-anglese e anglese-interlingua–non in le complicate formas eletronic plus popular hodie, ma in le simplice, plan HTML que io prefere de usar quando io prepara mi proprie paginas.

Io non trovava initialmente un grammatica e usava instinctivemente un forma de interlingua multo personal e creava mi proprie regulas extendente le principios del dictionario interlingua-anglese, usante prototypos e formas commun al majoritate de su cinque linguas fonte.

Mi grammatica era obviemente multo plus romanic que latinesc (gratias al Regula del Tres), e mi pronunciation era, e remane, le pronunciation del latino ecclesiastic (quasi phonetic) que era commun al linguas europee al tempore del formation del prototypos que interlingua tentava de re-crear.

Io era un pauc disappunctate quando io trovava un grammatica de interlingua, non per le contento, ma perque le magica de discoperir regulas ignote finalmente habeva finite.

Io tunc decideva de probar le traduction del obra de Dante in interlingua como un experimento. Io esseva convicte que interlingua, con su grammatica simplificate e con su vocabulario essentialmente medieval, poteva esser un lingua bon solmente pro communication personal e informal e per traductiones technic.

Con grande surprisa mie, io notava que le linguage medieval de interlingua semblava appropriate a lo que io voleva facer. Il era vermente plus facile de trovar in interlingua le parolas appropriate e le nuances del linguage de Dante que in anglese o in altere linguas moderne. Io trovava que interlingua era un lingua robuste, complete e adapte anque al traduction de poesia.

Io tunc cambiava mi scopos e decideva de spender plus tempore con interlingua e abandonava tote le altere linguas artificial e auxiliari que io ancora comparava. Io remaneva un pauco dissatisfacte con le simplistic grammatica de Interlingua, ma le linguage pareva de fluer naturalmemte e sin necessitate de pensar ab mi claviero.

Stanley Mulaik gratiosemente editava e publicava le prime canto del Inferno in su magazin “Confluentes”, e io participava regularmente in le Cool List. Io es ora laborante al 24e canto del Purgatorio e es a circa 60 percento del cammino.

Proque io continua? Il es un question que io me demandava e continua a demandar me. Le prime responsa es inertia: io ha traducte Dante per quasi octo annos,e io non pote passar un septimana sin sentir le signos del abandono que me compelle a continuar mi effortios a traducer.

Infortunatemente, mi “compatres” interlinguan es un gruppo de inveterate sophistas e argumentatores, qui continua a distraher me de mi “addiction”. Forsit un die, alcuno scribera un obra importante in interlingua, inspirate per le facto que interlingua es un linguage complete, matur e capace de exprimer se poeticamente, como io demonstrava.

Io continua de usar solmente le IED/EID in mi traductiones, proque io sape que non totos ha libere accesso al multe e nove dictionarios. Normalmente lo que io usa es bastante pro mantener le fidelitate lexic al texto original. Occasionalmente io debe cercar pro parolas carente e include un nove parola in le canto ubi Dante lo suggere.

Non tote iste parolas es mie. Alcunes deriva del Cool-List, alteres de ApIA. In tote casos cata vocabulo ha essite scrutinate e approvate per mi equales. Io rememora que le prime parola que io suggereva al Cool List era “pluviginar” (lloviznar, pleuviner, piovigginare) e le ultime era “contrada” (country, contrée, contrada).

Amo la poesia, quella del tipo tradizionale, con rime e sillabe contate, non il genere moderno in “formato libero”, che non capisco. Ci sono alcuni poeti che parlano al mio cuore e che amo e molti, ma non tutti, sono italiani. Dante tuttavia occupa un posto speciale per me: egli riuscí a propagare l’uso di una lingua nuova con la sua eloquenza, la sua eleganza e la sua accuratezza. Pochi scrittori possono vantarsi di un tale credito. L’identità degli autori del “Cantar del myo Çyd”, della “Chanson de Roland”, del “Niebelungenlied”, e di “Beowulf”, purtroppo, è persa alla storia.

Io iniziai la traduzione della Divina Commedia di Dante, come una coincidenza. Stavo cercando di imparare, come un passatempo, una lingua artificiale e, dopo aver esaminato Esperanto, Novial, Occidental, Lingua Franca Nova, e parecchie altre, non potevo trovare, fra tutte queste lingue, una che non mi sembrasse artificiale e costruita senza anima.

Alla fine m’imbattei in “Latino Moderne”, menzionante Interlingua. La curiosità mi fece cercare ulteriori informazioni su Interlingua, e trovai, con grande piacere, i dizionari di Inglese-Interlingua e Interlingua-Inglese–non nelle forme elettroniche complicate più popolari oggi, ma nel HTML puro e semplice che io preferisco usare quando preparo le mie pagine.

All’inizio non potevo trovare una grammatica e istintivamente utilizzai una forma molto personale di interlingua, creando le mie proprie regole e estendendo i principi del dizionario Inglese-Interlingua usando i prototipi e le forme che erano comuni alle sue cinque lingue di origine.

La mia grammatica era, ovviamente più neo-latina (grazie alla regola del tre) che ciò che io scoprii più tardi, e la mia pronuncia era, e rimane, la pronuncia ecclesiastica, quasi fonetica, comune alle lingue europee al momento della formazione dei prototipi che Interlingua tentava di ricreare.

Quando trovai finalmente una grammatica di interlingua, mi sentii un po’ deluso, non per il suo contenuto, ma perché la magia di decifrare le regole era improvvisamente giunta al termine.

Decisi allora di provare a tradurre la poesia di Dante in Interlingua come un esperimento. Ero convinto che interlingua, con la sua grammatica simplificata e il suo vocabolario essenzialmente medievale, potrebbe essere un linguaggio buono soltanto per comunicazione personale e informale o per traduzioni tecniche.

Con mia grande sorpresa, notai invece che il linguaggio medievale di Interlingua sembrava adatto a quello che intendevo fare. Era davvero più facile trovare in interlingua le parole giuste e le sfumature della lingua di Dante, di quanto non lo fosse in Inglese o in altre lingue moderne. E scoprí che Interlingua era una lingua robusta, completa e adatta anche alla traduzione poetica.

Allora cambiai i miei obiettivi e decisi di dedicare più tempo ad Interlingua, abbandonando tutte le altre lingue artificiali e ausiliari che stavo ancora valutando. Continuai a rimanere un po’ insoddisfatto con la grammatica sempliciotta di Interlingua, ma le parole sembravano di fluire naturalmente, quasi senza la necessità di pensare, dalla mia tastiera.

Stanley Mulaik gentilmente editò e pubblicò il primo canto dell’Inferno nella sua rivista “Confluentes”, mentre io partecipavo regolarmente alla Cool-List. Ora sto traducendo il venti-quattresimo canto del Purgatorio e ho completato circa il sessanta per cento del cammino.

Perché continuo a farlo? Questa è una domanda che mi sono chiesto e continuo a chiedermi. La risposta breve è che si tratta di inerzia. Ho tradotto Dante per quasi otto anni, e non posso lasciar passare una settimana senza che io senta i segni della sua mancanza, il che mi forza a continuare la mia attività di traduzione.

Purtroppo, i mie “compagni” interlinguensi, sono un gruppo di sofisti incalliti, che continuano a distrarmi dalla mia “dipendenza” con i loro continui dibattiti. Forse un giorno qualcuno scriverà un lavoro importante in Interlingua, ispirato dal fatto che essa è un linguaggio completo e maturo, in grado di espressione poetica, come spero di dimostrare.

Continuo a usare solamente i due originali dizionari gratuiti prodotti da IALA, perché so che non tutti hanno facile accesso ai molti dizionari nuovi. Normalmente essi sono sufficienti per mantenere una piena fedeltà lessicale al testo originale. Di tanto in tanto devo cercare parole mancanti e includo la speigazione di una nuova parola internazionale nel canto dove Dante lo suggerisce.

Non tutte queste parole sono mie. Alcuni derivano dalla Cool List e altre da ApIA. In tutti i casi ogni parola è stata esaminata e approvata dai miei colleghi. Mi ricordo che la prima parola che suggerii al Cool-List era “pluviginar” (lloviznar, pleuviner, piovigginare) e l’ultima è stata “contrada” (paese, contree, contrada).

I love poetry, the traditional kind with rhymes and counted syllables, not the modern “free format” kind, which I don’t understand. There are some poets that speak to my heart and that I love. Not all are Italian. Still, Dante occupies a special place for me. He advocated the use of a new language with its elegance and its accuracy. Few writers can take such credit. The identities of the authors of the “Cantar del myo Çid,” of the “Chanson de Roland,” of the “Niebelungenlied,” and of “Beowulf,” unfortunately, have been lost in history.

Still, I started the translation of Dante’s works as a coincidence. I was trying to learn an artificial language as a pastime and, after having examined Esperanto, Novial, Occidental, Lingua Franca Nova, and some other ones, all these languages seemed to me to be artificial constructs with no soul.

Finally, I found Neolatin, where Interlingua was mentioned. Curiosity made me look for more information about Interlingua, and I found, with great pleasure, dictionaries of English-Interlingua and Interlingua-English–not in the complicated electronic forms more popular today but in le plain and simple HTML that I prefer to use when I prepare my own pages.

At first I did not find a grammar and instinctively used a very personal form of Interlingua and created my own rules, extending the principles of the Interlingua-English dictionary, using prototypes and forms that were common to its five source languages.

My grammar was obviously more Romance than Latinesque (thanks to the Rule of Three), and my pronunciation was, and remains the almost phonetic pronunciation of ecclesiastical Latin that was common to the European languages at the time of the formation of the prototypes that Interlingua tried to recreate.

I was a bit disappointed when I found a grammar of Interlingua, not for its content, but because the magic of discovering rules I was previously unaware of had finally come to an end.

I then decided to try translating Dante’s work into Interlingua as an experiment. I was convinced that Interlingua, with its simplified grammar and its essentially medieval vocabulary, could be a language that was good only for personal and informal communication and for technical translations.

To my great surprise, I noted that the medieval language of Interlingua seemed appropriate for what I wanted to do. It was really easier to find in Interlingua the appropriate words and the nuances in Dante’s language than it was in Englsh or other modern languages. I found that Interlingua was a language that was robust, complete, and suitable also for the translation of poetry.

I then changed my goals and decided to spend more time on Interlingua and abandoned all the other artificial and auxiliary languages that I was still comparing. I remained a little dissatisfied with the simplistic grammar of Interlingua, but the language seemed to flow naturally and without the need for me to think at my keyboard.

Stanley Mulaik graciously edited and published the first canto of the Inferno in his magazine “Confluentes,” and I participated regularly in the Cool List. I am now working on the twenty-fourth canto of the Purgatorio and have completed about sixty percent of it.

Why do I keep on doing this? This is a question that I asked myself and continue to ask myself. The short answer is inertia: I have translated Dante for almost eight years, and I can’t let a week go by without feeling the signs of abandonment that compel me to continue my translation efforts.

Unfortunately, my Interlingua “compatriots” are a group of inveterate sophists and debaters who continue to distract me from my “addiction.” Maybe some day someone will write an important work in Interlingua, inspired by the fact that Interlingua is a complete and mature language capable of poetic expression, as I demonstrated.

I continue to use only the Interlingua-English Dictionary and the English-Interlingua Dictionary in my translations because I know that not everone has access to many of the new dictionaries. Normally what I use is enough to maintain lexical fidelity to the original text. Occasionally I must look for missing words and include a new word in the canto where Dante suggests it.

Not all these words are mine. Some are derived from the Cool List, others from apIA. In all cases each word has been scrutinized and approved by my peers. I remember that the first word that I suggested to the Cool List was “pluviginar” (lloviznar, pleuviner, piovigginare) and the last was “contrada” (country, contrée, contrada).

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