Nativos digital, personas nascite inter 1980 e 2000

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Le persone nate tra il 1980 e il 2000 sono la prima generazione di persone cresciute con la tecnologia digitale più o meno nella sua forma attuale, e vi è un consenso generale tra gli educatori, imprenditori, e politici, come Obama, che questa nuova tecnologia abbia prodotto una generazione di studenti, consumatori, e cittadini che vedono il mondo in un modo completamente diverso.

Internet e YouTube, essi dicono, hanno trasformato il modo di educarsi, di lavorare e di partecipare alla vita politica diversamente da persone che sono nate prima del 1980. La nuova generazione non ha dovuto fare sforzi particolari per capire e usare la tecnologia digitale, perché vi erano immersi sino dalla loro infanzia. Nel loro libro “Nato Digitale”, John Palfrey e Urs Gasser del Berkman Center presso la Harvard Law School sostenono che questi giovani si esprimono in modo molto innovativo. Essi preferiscono fare dei video, per esempio, invece di scrivere saggi, come le generazioni precedenti.

Secondo le persone che la pensano come Palfre, Gasser, e Marc Prenski, che ha scritto il libro “Nativi digitali ed immigrati ditigali”, il modo di pensare di questa nuova generazione di giovani è profondamente diverso e i professori universitari dovrebbero cambiare il loro modo di comunicare con essi, considerando la possibilità di utilizzare formati elettronici come Facebook, per esempio, invece di una classe tradizionale. Questa nuova generazione, essi insistono, preferisce la collaborazione, la consultazione frequente e lavoro solitario.

Ma non tutti accettano queste idee. Il professor Michael Wesh, un pioniere nell’uso degli strumenti informatici nelle sue classi di antropologia culturale alla Kansas State University, sostiene che molti dei suoi studenti abbiano solo una superficiale familiarità con gli strumenti digitali che utilizzano regolarmente, e non capiscono molto bene le possibilità politiche e sociali della tecnologia informatica. In altre parole, non sono né migliori né peggiori rispetto al resto della popolazione.

Secondo un articolo pubblicato sul “British Journal of Education Technology”, pubblicato nel 2008, Sue Bennett e un gruppo di accademici presso l’Università di Wollongong insistono sul fatto che “non vi è tanta variabilita nella generazione di nativi digitali quanta ve ne sia tra le generazioni”. Essi hanno concluso che l’idea di una nuova generazione che impari in un modo completamente diverso potrebbe essere controproduttivo in istruzione, perché molti esperti “non riconoscono le differenze cognitive nei giovani di diverse fasce di età o la variazione di persone di età diverse all’interno di un unico gruppo”. In altre parole, i nativi digitali non hanno un cervello diverso che presupponente la necessità di nuovi modi di apprendimento o di lavoro.

E l’opinione degli esperti è anche divisa su quanto riguarda la politica e l’idea che i nostri cittadini nativi digitali diventerebbero più responsabili nella loro maturità, utilizzando le loro conoscenze tecnologiche per attivismo e per risolvere i problemi sociali e sovraintendere le attività dei loro governi.

C’è l’esempio, naturalmente, della sofisticata campagna presidenziale di Barack Obama. Ci sono anche esempi di attivismo politico in servizi come Twitter. E uno studio di tre anni della Fondazione MacArthur ha rilevato che per i nostri giovani, spendere tempo on-line “è fondamentale per imparare ad utlizzare la tecnologia e per diventare competenti cittadini della nuova era digitale”.

Ma altri insistono che vi sono troppe differenze geografiche e demografiche all’interno di questo gruppo per facili generalizzazioni, anche perché non tutti coloro che nacquero tra il 1980 e il 2000 hanno accesso alla tecnologia digitale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. E per le persone che vivono in paesi repressivi, ci sono problemi di sorveglianza governativa come, per esempio, in Cina e in Iran. Spesso tali governi hanno un contratto sociale dicente ai loro cittadini che essi possono fare on line qualsiasi cosa che essi vogliano con l’eccezione di partecipare all’attivismo politico.

C’è anche molta superficialità on-line che caratterizza l’attivismo dei nostri nativi digitali. Tutti i nostri ragazzi possono partecipare a un gruppo di Facebook per sostenere l’opposizione alla guerra americana in Iran o la liberazione del Tibet, ma tale “attivismo” è spesso passivo. Sembra che, invece di impegnarsi attivamente nei movimenti per la giustizia politica e il cambiamento sociale, essi vogliano semplicemente informare altre persone della loro stessa età dei propri sentimenti e convinzioni, e non sembra molto probabile che essi siano l’avanguardia di una nuova generazione attiva, impegnata, e veramente rivoluzionaria.

Le personas nascite inter 1980 e 2000 es le prime generation de personas qui cresceva con le technolgia digital in plus o minus su presente forma, e il ha un consenso general inter educatores, commerciantes, e politicos como Obama que iste nove technologia ha producite un generation de studentes, consumitores, e citatanos qui vide le mundo de un maniera differente.

Internet e YouTube, illes dice, ha transformate lor manieras de educar se, de travaliar, e de facer le politica; e a differentia de personas qui nasceva ante 1980, illes non ha debite facer effortios special pro comprender e usar le technologia digital proque illes esseva immergite in illo desde lor infantia. In lor libro “Born Digital”, John Palfrey e Urs Gasser del Berkman Center al Schola de Derecto de Harvard dice que iste juvenes se exprime de manieras multo innovative. Illes prefere facer videos, pro exemplo, in vice de scriber essayos como generationes anterior.

Secundo personas qui pensa como Palfre, Gasser, e Marc Prenski, qui scribeva le libro “Digital Natives, Digital Immigrants”, le patronos de pensamento de iste nove generation juvene es profundemente differente, e professores universitari debe cambiar lor manieras de communicar con illes, considerante le possibilitate de usar ambientes electronic como Facebook, pro exemplo, in vice de un camera de classe traditional. Iste nove generation, illes insiste, prefere le collaboration e le consulatation frequente al travalio solitari.

Ma non omnes accepta iste ideas. Le professor Michael Wesch, un pionero in le uso del medios informatic in su classes de anthropologia cultural a Kansas State University, dice que multes de su studentes ha solmente un familiaritate superficial con le utensilios digital que illes usa regularmente, e illes non comprende multo ben le possibilitates social e politic del technologia informatic. In altere parolas, illes es ni melior ni pejor que le resto del population.

Secundo un articulo in le “British Journal of Education Technology” publicate in 2008, Sue Bennett e un gruppo de academicos al Universitate de Wollongong insiste que “il ha tante variation intra le generation de nativos digital como il ha inter le generationes”. Illes ha concludite que le idea de un nove generation que apprende de un maniera completemente differente poterea esser contraproductive in le education proque multe expertos “non recognosce le differentias cognitive in juvenes de differente gruppos de etate o le variation de personas differente intra un sol gruppo de etate”. In altere parolas, le natives digital non ha cerebros differente que presuppone le necessitate de nove manieras de apprender e de travaliar.

E concernente le politica e le idea que nostre natives digital devenira citatanos plus responsabile in lor maturitate durante que illes usa lor cognoscimentos technologic pro activismo pro resolver problemas social e supervider le activitates de lor governamentos, le opiniones del expertos anque es dividite.

Il ha examples, naturalmente, como le campania digitalmente sophisticate de Barack Obama pro le presidentia. Il ha anque exemplos de activismo politic in servicios como Twitter. E un studio de tres annos per le MacArthur Foundation trovava que pro nostre juvenes, passar tempore in linea “es essential durante que illes apprende a manipular le technologia pro devenir citatanos competente in le nove epocha digital”.

Ma alteres insiste que il ha simplemente troppo differentias geographic e demographic intra iste gruppo pro generalisationes facile proque non omnes qui nasceva inter 1980 e 2000 ha accesso al technologia digital, specialmente in le mundo disveloppante. E pro personas qui vive in paises repressive, il ha problemas de surveliantia de governmentos como China e Iran, pro exemplo. Sovente tal governmentos ha un contracto social dicente a lor citatanos que illes pote facer in linea lo que illes vole con le exception de participar in activismo politic.

Il anque ha multe superficialitate in linea que characterisa le activismo de nostre natives digital. Omne nostre adolescentes pote affiliar se a un gruppo de Facebook pro appoiar opposition al guerra american in Iran o le liberation de Tibet, ma tal “activismo” sovente es passive. Il pare que, in vice de ingagiar se activemente in movimentos pro justitia politic e cambios social, illes simplemente vole informar altere personas de lor mesme etate sur lor sentimentos e convictiones, e il non pare multo probabile que illes es le vanguardia de un nove generation active, ingagiate, e vermente revolutionari.

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